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MessaggioInviato: 28 mar 2008 09:07 
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I FIORENZUOLANI ILLUSTRI :shock: :applauso:

CARDINAL VINCENZO MACULANI: nato nel 1578. Insegnante di matematica e filosofia. Istruì il ben noto processo ordinato dalla Corte di Roma contro Galileo Galilei. Dei cinque giudici egli fu quello che dimostrò maggior competenza scientifica e maggior benevolenza verso lo scienziato. In due successivi conclavi, il cardinal Maculani fu sul punto di essere eletto Papa, ma fu segretamente osteggiato perché essendo estremamente fiero e schietto, era un interlocutore scomodo.

GENESIO BRESSANI: architetto di fama nazionale nato a Fiorenzuola nel 1550. Progettò al servizio dei Farnese le fortificazioni di Borgo San Donnino, Borgo Taro e Parma, il castello di Parma, poi la fortezza di Palmanova, la Cittadella di Ferrara, i restauri della Chiesa di Santa Maria di Valverde.

GIUSEPPE CORTESI: nato nel 1760, geologo e ricercatore di fossili di fama internazionale.

ANDREA ANTONIO ANTONINO CASALINO: nato agli inizi del XVI secolo fu celebre orefice e incisore.

GIOVANNI DA FIORENZUOLA: nato nel 1450 morì a Roma. Orafo e incisore, maestro dell’illustre Benvenuto Cellini.

SEVERO VARINI: nato nel 1470, fu monaco e storiografo, amico personale di Ludovico Ariosto.

MARIO CASELLA: nato nel 1886 fu letterato illustre, insegnò all’Università di Firenze.

Architetto MANFREDI: tecnico di fama nazionale, partecipò al concorso di idee per l’altare della patria a Roma.

FULVIO CALESTANI: classe 1806, industriale inventore dei fiammiferi di legno a sfregamento.

GIUSEPPINA CERRI: nata nel 1875 da famiglia modesta fu ballerina e istruttrice e moglie del principe russo Vladimiro Toumanoff.

FAMIGLIA BERTAMINI: originari di Genova, si stabilirono in Valdarda nella metà del 1500. Commercianti di olio e spezie fecero costruire il palazzo Lucca.

FAMIGLIA PRETI: celebri in tutta Italia con i loro spettacoli di burattini.

ALTRI PERSONAGGI: architetto DODI, ALESSANDRO CATALANI (scultore), PIETRO DANI (cardinale), ALBERTO DRAGHI (vescovo), VINCENZO FORMALEONI (geografo, astronomo, matematico), ZACCARIA CAMPIONI (gesuita missionario), FIORENZO ROMANI (pittore), GIOVANNI BATTISTA SPADA (studioso).

Senza dimenticare gli innumerevoli personaggi di bassa notorietà ma senza dubbio più conosciuti specialmente nei giorni nostri che hanno alietato la vita sociale della città sull’Arda e che il calendario della Pro Loco ricorda con foto commemorative nelle pagine dei vari mesi dell’anno.

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MessaggioInviato: 29 mar 2008 15:46 
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MessaggioInviato: 04 apr 2008 12:08 
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FESTE E MANIFESTAZIONI :uaua: :wink:

Fiera di San Fiorenzo, patrono della città (17 ottobre)
La Zobia, Carnevale Fiorenzuolano (palio dei carri e delle migliori maschere)
Ponta l’Ov (mattina della domenica e del lunedì di Pasqua)
Festa della Primavera
Mostra di arti e mestieri di una volta
Feste di Quartiere (Festa della Gerassa, dei Prati Rosilii-Darwin, del Molinetto)
Festa delle Rane (a Baselicaduce)
Festa della Mietitura (a San Protaso)
Festa degli Aquiloni
Festa del Rugby
Rievocazione dei Templari
Marcia Longa (1° maggio)
Pedalata ecologica
Torneo del Solleone (torneo di calcio cittadino)
Sei Giorni delle Rose (competizione internazionale di ciclismo su pista)
Treemendouse (torneo di basket e calcio a 5 cittadino)
Caseum, fiera mercato prodotti lattiero-caseari (soppressa)
Palio della Furmaia (soppressa)
Fiera di San Bernardo, mercato del bestiame (19 agosto, soppressa)
Gara di Pesca (soppressa)
Mercato della domenica (soppresso)
Baranata, corsa di ciclismo goliardica Fiorenzuola-Pellegrino Parmense (soppressa)
Molto partecipata è anche la Processione del Venerdì Santo.

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:clown: :D La ZOBIA ...il Carnevale dei Fiorenzuolani :clown: :D
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:D ---------> VAL D'ARDA in FIORE!!! <--------- :D
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MessaggioInviato: 20 giu 2008 14:13 
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COSA C’E’ DA GUSTARE :D :razz: :D

Antipasti:
chisulèn
affettati misti
grana piacentino
burtleina

Primi piatti:
anolini in brodo con ripieno di uova e grana piacentino grattugiato
tortelli
pisarei e fasò
tortelli con la coda
chicche della nonna
risotti ai funghi
bolliti misti

Secondi Piatti:
stracotto di manzo
stracotto di cavallo
stracotto di asina
picula di cavallo
polenta
brasato
spezzatino
arrosti misti

Dolci:
crostate
ciambelle
frittelle di Carnevale
sprelle di Carnevale
busslan
torta sbrisolona

Vini e liquori:
monterosso (vino bianco)
malvasia (vino bianco)
ortrugo (vino bianco)
bonarda (vino rosso)
barbera (vino rosso)
gotturnio (vino rosso)
nocino
bargnolino

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MessaggioInviato: 04 lug 2008 12:10 
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MessaggioInviato: 04 lug 2008 13:25 
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I ANVEIN (gli anolini)

INGREDIENTI (per 4 persone): per la pasta: 500 gr. di farina – 3 uova – acqua; per il ripieno: 100 gr. di pane – 300 gr. di formaggio grana piacentino – 2 uova – sale, noce moscata – brodo per diluire; per il brodo: carne di manzo, cappone e di petto di vitello.
Scottate con il brodo bollente il pane grattugiato e quindi aggiungete il formaggio (che deve essere stravecchio) le uova, il sale e la noce moscata; amalgamate il tutto ed a parte, preparate la pasta. Tirate una sfoglia sottile e preparate gli "anvein" come indicato nella ricetta I ANVEIN.
Cuocete per circa 10 minuti e servite ben caldi.


I PISARÉI E FASÖ

INGREDIENTI (per 6 persone): per la pasta: 500 gr. di farina – 200 gr. di pane grattugiato, sale e acqua o latte ; per il condimento: burro, olio, lardo – prezzemolo, fagioli lessati – pepe, salsa di pomodoro, formaggio grana piacentino grattugiato a piacere.
Dopo aver disposto la farina a fontana, versate l’acqua ed il pane grattugiato, che precedentemente avrete scottato in acqua bollente o latte. Impastate il tutto fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Con un pezzetto della pasta ottenuta formare un "serpentello" dello spessore di circa mezzo centimetro, dal quale otterrete i "pisarei" separando dei singoli pezzetti di uguale dimensione. Per dare ad ognuno di essi la forma tradizionale procedete in questo modo: appoggiate il pezzetto di pasta sul tagliere e, con un colpetto dato con la costa del pollice, schiacciarlo per conferire la caratteristica forma di conchiglia. Contemporaneamente fate soffriggere insieme il burro, una cipollina tritata, prezzemolo e, volendo, uno spicchio d’aglio e del lardo pestato (pistà ad gras). Aggiungete una discreta quantità di fagioli lessati (fagioli borlotti o bianchi) e fateli rosolare a fuoco lento, dopo averli cosparsi di pepe e sale; aggiungete la salsa di pomodoro in giusta quantità, diluita in acqua tiepida o brodo; quindi, continuate la cottura a fuoco lento aggiungendo acqua se ne occorre. A cottura ultimata , quando la salsa apparirà vellutata, procedete a cuocere i "pisarei" in abbondante acqua salata fino a che non giungano a galla e conditeli con il sugo ed il formaggio grattugiato.
Alla ricetta tradizionale è possibile aggiungere anche dei funghi porcini, che aggiungeranno indubbiamente sapore.


I TURTÉJ (i tortelli)

INGREDIENTI (per 4-5 persone): per la pasta: 400 gr. di farina – 2 uova intere- acqua tiepida e sale; per il ripieno: 300 gr. di spinaci o erbette – 200 gr. di ricotta – 40 gr. di formaggio grana piacentino grattugiato; 1 uovo intero – sale e noce moscata; per il condimento: 100 gr. di burro fuso.
Disposta la farina a fontana sul tavolo, aggiungete le uova e l’acqua; impastate e tirate una sfoglia sottile. Tale sfoglia andrà suddivisa in strisce larghe circa 8 cm ed in tanti quadratini. Su ognuno di essi metterete un poco di ripieno preparato nel modo seguente: lessate gli spinaci, scolateli, strizzateli e mescolati nel passaverdura insieme alla ricotta; quindi, mescolate il passato con l’uovo, il formaggio ed un poco di noce moscata. Ponete il quadratino con il ripieno sul palmo della mano sinistra (se non siete mancini)e con la destra ripiegate la pasta chiudendo il tortello a triangolo, poi girate i due angoli in modo da formare una treccia, o meglio due code. Lessate i tortelli in acqua bollente e salata per una decina di minuti, almeno fino a quando non affiorano in pentola. Scolate e servite cospargendo il tutto di burro fuso e formaggio grana piacentino a piacere.
In alternativa è possibile condire con salsa di pomodoro e formaggio o panna e formaggio grana.


LA BURLTLEINA (la bortellina)

INGREDIENTI: 600 gr. di farina – 2 uova – sale – acqua – cipollotti – strutto.
Impastate la farina con acqua fino ad ottenere una pastella omogenea e morbida; aggiungete le uova in quantità pari a 1 ogni 3 etti di farina, salate e lasciate riposare la pasta per circa mezz’ora prima di cuocerla. Durante la cottura aggiungete alla pastella, che farete friggere in una padella con la forma di frittella nello strutto, un "bavaron" (cipollotto) tagliato a fettine sottilissime in quantità varia secondo il gusto di ognuno.



A STRACÓTT (lo stracotto)

INGREDIENTI (per 4 persone): 500 gr. di carne di manzo – noce moscata – lardo – burro – cipolla – sedano – carota – aglio – ½ bicchiere di vino bianco – brodo – pomodori freschi – sale – pepe – odore di noce moscata e cannella.
Staccate lardellare la carne (con aglio e lardo). Preparate il soffritto, facendo rosolare lentamente nel burro le verdure che avrete precedentemente tritato; aggiungete gli odori, il sale e lasciate passare per circa 30 minuti. Spegnete poi con il vino i pomodori. Cuocete lentamente, in almeno due riprese di alcune ore ciascuna; se occorre allungate la salsa con del brodo, aggiunto a piccole dosi. La soluzione ottimale, come da tradizione, richiederebbe, in particolare, la cottura in un apposito tegame di coccio.



LA PULEINTA E PICULA AD CAVAL (la polenta e cavallo)

INGREDIENTI (per 4 persone): per la polenta: 400 gr. di farina di granoturco – sale – acqua; per la "piccula ad caval": 200 gr. di carne tritata di cavallo – burro – olio – lardo – prezzemolo – cipolla - 1 spicchio d’aglio – 1 carota – concentrato di pomodoro – ½ bicchiere di brodo.
Preparate il soffritto con il burro, l’olio, una pestata di lardo, l’aglio ed il prezzemolo; quando comincia ad imbiondire, aggiungete la carne di cavallo tritata, lasciate cuocere a fuoco lento per circa 10 minuti e versate poi mezzo bicchiere di brodo in cui si sarà fatto sciogliere un po’ di concentrato di pomodoro. Mentre fate proseguire lentamente la cottura, preparate la polenta e stendetela su di una zuppiera larga e nel centro ricavate un buco, dove verrà versata la "picula ad caval". Servite ben caldo.


AL BUSLAN (la ciambella)

INGREDIENTI: 400 gr. di farina - 180 gr. di zucchero – 100 gr. di burro – 3 uova – ½ bicchiere di latte – 1 bustina di lievito – scorza di limone grattugiata – sale.
Disponete la farina a fontana e mettete al centro il burro un po’ morbido a pezzetti e lo zucchero, quindi i 3 tuorli d’uovo, un pizzico di sale, un poco di scorza di limone grattugiata, il lievito e impastate versando nel composto il latte a poco a poco. Versate l’impasto ottenuto in una forma imburrata a ciambella oppure rotolate la pasta in tale forma (dovrà essere in tal caso più soda) e ponetela in una teglia anch’essa imburrata; cuocete per circa 1 ora a calore moderato (180°). Volendo, prima della cottura, potete dorare la superficie con l’albume sbattuto di un uovo (utilizzando un pennello da cucina) e cospargendola di zucchero in granella e mandorle tritate.


I SPRELL (le sprelle - frittelle vuote)

INGREDIENTI: 500 gr. di farina – 100 gr, di zucchero – 3 uova – 25 gr. di zucchero vanigliato – sale – 1 bustina di lievito – ½ bicchiere di vino bianco amabile – 2 cucchiai di liquore dolce (come il rhum) – scorza di limone grattugiata.
Disponete la farina a fontana su di un tagliere e ponete nel centro le uova (2 intere ed 1 tuorlo), lo zucchero, il burro a pezzetti un po’ morbido, una presa di sale ed il lievito, impastate il tutto con il vino ed il liquore fino ad ottenere una pasta morbida , che tirerete in sfoglia sottile. Con la rotella tagliate la sfoglia in piccole porzioni (preferibilmente in strisce) e friggetele in strutto abbondante e ben caldo fino a che bon diventano dorate da entrambe le parti; una volta tolte dalla padelle riponetele su carta assorbente e spolverate con zucchero a velo.


IL PANE DELLA VAL D'ARDA

Ingredienti:
Kg 10 farina tipo 0 macinata in Val D’Arda da grano coltivato nella medesima
Kg 0,20 lievito di birra
Kg 0,20 sale
Kg 5,00 circa acqua
Kg 1,5 lievito madre
Preparazione:
Impastare con impastatrice tuffante e formare il pane solo manualmente a forma di trecce, treccine, torciglioni.
Lasciare lievitare in cella di lievitazione a 36° e 68% di umidità.
Cuocere per 1 ora circa a 240°.

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Chi era benestante condiva o riempiva la pasta con carne e formaggio, chi era povero usava la fantasia. Questo in sintesi il commento di Silvana Chiesa alla presentazione della piccola raccolta di ricette che lei stessa ha pazientemente appreso dalle donne della Val d’Arda.

La cucina è un fatto indissolubilmente legato al territorio, ieri e oggi. In pianura, appunto a Fiorenzuola d'Arda (Pc), centro di mercato, arriva la zucca per cui tortelli e anolini possono ben accompagnarsi con questa. Nell’alta valle, invece, la fa da padrone il bosco, vera e propria dispensa a disposizione dei contadini. Dominano i funghi, basta chinarsi per raccoglierli ed ecco dunque che il piatto tipico diventa tortelli e funghi mentre a Natale guai non condire gli anolini con un sugo naturalmente a base di funghi.


Fiorenzuola vanta circa 14mila abitanti, è collocata lungo la direttrice da ovest ad est della via Emilia tra Piacenza e Parma, ma ha anche una direttrice nord-sud che la pone alle falde dell’appennino degradante nella pianura padana mentre infine a monte confina con la Liguria.

Un paese mai protagonista a livello nazionale (salvo forse per la squadra di calcio e per i biglietti della lotteria di Capodanno venduti all’Autogrill) ma storicamente punto di passaggio, di incontro e scambio di culture, prodotti, cibi e modi di cucinare.

Per questo la sua cucina, sempre in costante cambiamento, sempre pronta ad accogliere nuovi influssi adattandoli ai propri, merita l’attenzione e la ricerca condotta dall’autrice.



Mafalda, mia suocera, è di Baselica Duce, frazione a poca distanza. Mia nonna era di questo paese dove io sono nato e che mio padre ancora oggi chiama “il paesello”. Ce ne siamo venuti via quando avevo due anni ma a San Fiorenzo, il giorno del patrono, era tradizione tornare da nonna per gustare gli anolini in brodo. O per pucciare il sugo, intingere il pane nel pentolino ancora sul fuoco, complice di zio Maurizio, allora ragazzo in età da happy day (e ricordo quella volta che, ingordi, consumammo una micca intera di pane e naturalmente tutto il sugo per poi fuggire tra i banchi della fiera ritornando un’ora dopo spergiurando assoluta innocenza, cosa che non ci evitò qualche risentito scapellotto e una sgridata coi fiocchi e controfiocchi).

Ancora oggi ho la fortuna di avere per sposa Dalila, appunto figlia di Mafalda, cuoca provetta come dimostra la mia circonferenza, per cui non mi resta che aspettare l’applicazione concreta delle ricette del libro e nell’attesa proporvi una ricetta minore ma di grande succulenza.

In conclusione, per hi avesse la fortuna di trovare la preziosa pubblicazione anche oltre i confini del comune valdardese, buon appetito.


fonte: “Fiorenzuola in cucina ieri e oggi”, volume curato da Silvana Chiesa, edizione Diabasis e Coop Nordest

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:banana3: :banana3: :banana3: LA ZOBIA, IL CARNEVALE FIORENZUOLANO :banana3: :banana3: :banana3:

E' una delle tradizioni più radicate nello spirito fiorenzuolano, legata al periodo del carnevale: è infatti consetudine che durante la settimana compresa tra il giovedì ed il martedì grasso, i fiorenzuolani si abbiglino nelle foggie più strane ricorrendo soprattutto ad indumenti usati accostati nei modi più stavaganti, e si riversino nelle vie del centro rivolgendosi reciprocamente lazzi e scherzi, approfittando del fatto di non essere riconoscibili grazie al mascheramento (secondo Artocchini ed Ottolenghi la zobia deriverebbe da un'antica maschera ebraica). Da parecchi anni le maschere della Zobia, singole o in piccoli gruppi, sono state affiancate dalla parata dei carri, allestiti dai cittadini dei diversi rioni della città (ma anche da gruppi provenienti dai paesi limitrofi), sui quali sono rappresentate scenette principalmente ispirate a fatti e personaggi fiorenzuolani, al fine di aggiudicarsi il "Palio della Zobia" assegnato al miglior carro mascherato. E' inoltre divenuto usuale che il sabato pomeriggio della settimana di carnevale venga dedicato ai più piccoli che, accompagnati dai genitori, ballano e scorrazzano in Piazza Caduti sulle note delle musiche per ragazzi in voga al momento ed allietati da scenette appositamente allestite per i più piccoli.
Il nostro club non poteva certamente far mancare la sua presenza in una manifestazione nella quale abbondano le occasioni per "immortalare" scenette e personaggi. Nelle giornate della Zobia i soci del CCF si scatenano per le vie della nostra cittadina fotografando le innumerevoli maschere che abbigliate e truccate nelle foggie più strane interpretano principalmente figure e situazioni tipiche fiorenzuolane non disdegnando di ispirarsi anche ad eventi di carattere nazionale che vanno dallo sportivo, al politico, al televisivo. I risultati di tanta "fatica" si possono vedere circa tre settimane dopo la fine dei festeggiamenti legati al carnevale e si concretizzano in una mostra-concorso, aperta a soci e non.
Parte della giuria che ha assegnato il "Palio della Zobia" al miglior carro, si incarica di giudicare e premiare le foto presentate.
Questo fa si che la valutazione sia oltremodo critica in quanto i giurati hanno ancora ben presente i soggetti ritratti nel momento in cui esaminano le fotografie proposte. All'apertura della mostra le persone ritratte hanno modo di rivedersi e di vedere i loro concittadini che, alcune volte, non hanno avuto occasione di incontrare durante le giornate del carnevale essendo magari su due carri diversi.
Anche chi ha avuto invece modo di assistere al carnevale da spettatore rivive con piacere quei momenti, spesso sorridendo di nuovo al ricordo suscitato dalle immagini esposte.
Le immagini fin qui proposte fanno parte della nostra collezione e comprendono le foto scattate fino al carnevale 2000.
Vi attendiamo in occasione dell'edizione 2001 della Zobia fiorenzuolana non solo come visitatori del nostro sito ma anche come spettatori della sfilata dei carri ed alla successiva mostra.
Cosa ne dite di "impugnare", per l'occasione, la macchina fotografica e di presentarvi anche in veste di autore concorrente al nostro concorso ?
19 Novembre 2000
(http://www.c-c-f.it/pagine/zobia.html)

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La "Zobia" fiorenzuolana deriva dall'antica maschera ebrea?

E' vietato alle zobie essere eleganti; devono invece essere il più possibile stracciate.
Questo particolare ci ha suggerito un'ipotesi tanto azzardata quanto suggestiva sulla loro origine; ci ha fatto pensare che la zobia derivi dalla maschera ebrea, anticamente usata a Fiorenzuola.
Per poter capire questa affermazione occorre tenere presente alcuni fattori: l'antichissimo insediamento ebraico nel paese, la tradizionale festa del Purim corrispondente al nostro carnevale e origine (secondo il Milano, autore di una fondamentale opera sugli ebrei in Italia) delle maschere, il particolare mestiere a cui furono legati da specifiche bolle papali nel corso del secolo XVI gli ebrei stessi (la "strazzeria" o il commercio e la compravendita degli stracci).
A queste considerazioni di carattere generale, occorre aggiungere l'antichissimo uso della maschera ebrea, ossia del particolare travestimento che si effettuava parecchi secoli fa a Fiorenzuola.
I giovani, forse affetti da una certa invidiuzza per la condiderevole posizione economica raggiunta dagli ebrei, sentivano forse il bisogno di travestimento speciale durante il carnevale.
Gli abitanti di Fiorenzuola si mettevano addosso abiti lordi e laceri, che ricordavano l'abitudine degli israeliti di contrattare stacci e penne e, incontrandosi, intrecciavano un dialogo in cui si fingevano ebrei che volessero acquistare gli uni dagli altri stacci.
Il venditore usava un dialetto forestiero e lo contraffaceva alternandolo con parole italiane storpiate, raddoppiando le consonanati là dove non c'erano e dimezzandole dove esistevano. I protagonisti si allontanavano dopo essersi scambiati infiniti salamelecchi, che provocavano il riso dei presenti.
Questa maschera ebrea, da quanto ci risulta, non dovette causare tafferugli od altro fra i fiorenzuolani e la comunità israelitica, ma certo gli ebrei dovettero esserne rincresciuti; sappiamo che nel 700 si ebbero varie grida, rispettivamente nel 1714 e 1719, che proibivano la maschera ebrea; nel 1738 il podestà del luogo, il dottor Gandolfi, pubblicava un'altra grida in cui, richiamando le precedenti, proibiva la maschera stessa, sotto pena di pagare 100 scudi d'oro.
Questo non garbò molto agli abitanti di Fiorenzuola, che considerarono la deliberazione come una prova di debolezza del podestà ed un oltraggio ad un loro diritto acquisito da anni. I Reggenti allora si riunirono a due colleghi, i deputati Giacomo Fioruzzi e Bonifacio Lonchi, fra l'altro nemici del podestà, con l'incarico di redigere un rapporto e di inoltrarlo al governatore di Piacenza.
Nella lettera si chiedeva che il pubblico di Fiorenzuola fosse lasciato libero di usare anche la maschera ebrea che essi avevano sempre paticata: veniva unito anche un memoraiale in cui era ribadito il concetto che non si poteva proibire la maschera ai cristiani "che avevano tutto il diritto di valersene", in seguito erano esposte altre ragioni che scadono però nel pettegolezzo.
Comunque, questa furente requisitoria ebbe successo, tanto che da Piacenza pochi giorni dopo venne l'ordine che si affiggesse una grida manoscritta nella quale di diceva che l'avviso precedente si doveva interpretare nel senso che veniva proibito offendere, insultare con parole o con fatti la nazione e le persone ebree, ma era permesso mascherarsi da ebreo e anche "praticare e imitare gli abiti e i costumi anche d'altre nazioni".
Caduto il dubbio che "zobia" possa essere parola di derivazione israelitica per la cortese precisazione del prof. don Bonati, insegnante di ebraico nel nostro Seminario ("zobia" deriva invece dall'espressione latina "iovia"), la nostra tesi rimane per ora nel campo delle ipotesi, molto verosimili del resto, che potrebbe essere confermata da documenti che ci diano prova che questa tradizione continua dal XVI secolo ad oggi senza soluzione di continuità.
Carmen Artocchini
da: LA LIBERTA' di venerdì 23 febbraio 1968 (pagina 5)

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IR QUADRIBUDIULO ROTTON'CULO DI SU MA' A CHI VOR MALE AR FIORENZUOLA
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